PENSIERI E PAROLE ♡

Caro venti-venti

Sei stato una sorpresa!

Devo dire che non ti sei fatto mancare proprio niente, l’anno che tutti ricorderanno anche in futuro, che sarà scritto nei libri di storia e che porterà schiere di psicologi ad ascoltare ancora e ancora parlare di te. Cosa ti posso dire? Una pandemia ti sei inventato per attirare l’attenzione su quel numero tondoletto e precisino che sei.

Il covid è arrivato in un momento sbagliato per tutti (qui avevo detto com’è stato repentino il cambio per me) e le cose sono state molto confuse. Non avevamo mai dovuto affrontare una situazione così unica, così singolare. Tutti improvvisamente sembravano uguali, tutti piccoli davanti al virus, tutti impauriti e tutti fermi. I politici hanno smesso di litigare per cose inutili e di postare foto alle sagre di paese, i professori si sono inventati un nuovo modo di insegnare e gli influencer, un nuovo modo di lavorare.

Mi hai trovato a Gennaio con entusiasmo e voglia di saltare e vivere, ti immaginavo pieno di viaggi, di aerei, di risate, nottate tirate all’alba e poco tempo fermi. Ti immaginavo con risultati da ottenere. In Svezia, a Parigi e poi a Marrakech e in Turchia. (Sai che ero in Svezia prima della pandemia?) Ti immaginavo caldo e poi pieno di possibilità concrete, di aperitivi e chiacchiere, di mal di piedi per i tacchi alti e di sabbia tra lenzuola.

Ti immaginavo diverso poi sei arrivato.

Ventiventi

Mi hai inondato di domande e non mi hai più dato da risposta. Hai trasformato quella speranza e pazzia del mio anno da neo laureata in serietà e concretezza impedendomi di soffrire della sindrome di Peter Pan ancora per un pochino.

È sbocciata la richiesta di mascherine, siamo diventati dipendenti del gel per le mani, hai alzato alle stelle la richiesta di benzodiazepine.

Hai monopolizzato la televisione con discorsi su di te e il virus, portando inevitabilmente i più a provare ostilità nei tuoi confronti.

Ma caro ventiventi, cosa potevi farci tu?

Non sapevi di questo destino infausto che ti sarebbe toccato.

Che poi, tu ed io, sappiamo che tutto è iniziato effettivamente nel diciannove, ragion per cui non sei propriamente tu l’additato colpevole.

Quindi, anche se non c’è stato proprio tanto feeling tra noi all’inizio, da aprile- maggio le cose sono un pochino migliorate e ti riconosco questo merito.

Mi hai fatto conoscere persone interessanti, colleghi gentili e dolci. Indossando la mascherina quotidianamente, mi hai insegnato a leggere di più gli occhi nelle persone e a conoscerne le espressioni, nascondendo vergogna e timore nelle occasioni in cui dovevi.

Così anche tu, sei giunto quasi alla tua ora, nel silenzio della neve di dicembre e con i camion refrigerati trasportatori di una nuova speranza.

Tempo di una nuova era.

Si volta pagina, anzi si cambia agenda.