PENSIERI E PAROLE ♡

Farmacia: perché ho scelto questa facoltà

Molto spesso mi sono fatta questa domanda e non sempre in tono ironico o leggero. Spesso era un rimprovero verso me stessa che ero andata a cercarmi una strada complicata e piena di ostacoli.

Perché sì, anche se c’è chi crede ancora che per stare dietro il banco non serva una laurea o per chi crede che tanto faccia tutto il computer, signori e signore, questa facoltà è più tosta e complicata di quanto possa sembrare.

Ora vi spiego com’è stato il mio percorso di studi.

Premetto che mai e mai avrei pensato di togliermi il camice bianco, ma questo ve l’avevo già accennato su Instagram. Venivo da un’Istituto chimico biologico e la passione per le provette, le burette e il microscopio non la volevo abbandonare.

Così arrivata in quinta superiore, nel mezzo del ciclone di scelta universitaria, ascoltavo i miei compagni e amici e li invidiavo per la determinazione che avevano nella loro scelta apparentemente presa come netta decisione.

Io al contrario escludevo le altre strade più che selezionarne una.

Avevo da subito scartato medicina perché se da un lato pensavo fosse troppa tosta dall’altro avevo un po’ paura e schifo degli aghi, delle vene e dei prelievi. Dopo aver avuto una crisi di panico ascoltando la professoressa di microbiologia parlare di vene ingrossate e lacci emostatici ho capito che no, non era affatto la mia strada quella.

Avevo scartato anche biologia perché, e qua non ridete, avevo paura che mi sarei fermata ai tre anni di università e no io volevo studiare tutto il tempo che era possibile. Allora poi non conoscevo le magistrali e così mi sembrava un mondo troppo complicato e non sapevo come destreggiarmi.

Alla fine avevo scartato anche chimica, per paura che fosse troppo complicato cercare lavoro in un’azienda che vuol dire tutto e niente per una me di diciotto anni.

Insomma ero confusa, mi piaceva tutto ma non sapevo scegliere.

Così ho ascoltato il parere della mia professoressa-musa. La donna perfetta e meravigliosa che aspiravo essere in futuro.

Lei era laureata in chimica e tecnologia farmaceutica (un percorso della stessa facoltà di farmacia ma più mirato all’azienda farmaceutica). Lei mi consigliò di provare il test di farmacia e anche se credevo che si stesse sbagliando, sopravvalutandomi, provai lo stesso il pre- test.

Ottenni un buon risultato e questo era stato abbastanza per darmi la carica che mi mancava. Era interessante perché mi sembrava un mix che concentrasse insieme la chimica, la biologia e il mondo sanitario.

Iscrizione

Immatricolazione

Ufficialmente studentessa universitaria.

Il mio rapporto con questa facoltà non è stato subito d’amore e anzi, prima di capirci e piacerci reciprocamente è passato molto tempo!

Ho pensato più volte di andarmene, di lasciare tutto perché non mi sentivo all’altezza o perché vedevo che i miei sacrifici non erano affatto ripagati.

Passavo le giornate a studiare eppure spesso lo studio doveva essere modellato a seconda dell’insegnante e non della materia in esame. Questo molto spesso mi abbatteva e ogni volta era come incominciare da capo.

È stato fondamentale circondarmi di persone positive che vedevano nell’esame un “semplice” ostacolo in più da superare e non una montagna impossibile da scalare. C’era un bel clima di condivisione e di aiuto reciproco anche solo con qualche parola di conforto.

Slide, appunti, temi d’esame svolti passavano a tutti nella consapevolezza di essere tutti nella stessa barca e tutti con un solo obiettivo in testa.

Sono stata molto fortunata, ora mi sento di dire.

Nonostante abbia dovuto fare e rifare l’esame di fisica, nonostante abbia pianto lacrime amare su libri enormi e sensi di colpa a due giorni dall’esame, nonostante le nottate in piedi perché avevo abusato del caffè nella giornata.

Perché, come dice una canzone di Biagio Antonacci.

“Se mi metto a studiare, mi sento in vantaggio”.

Ecco perché tornerei indietro oggi stesso e studierei tutto di nuovo, senza ansia e senza fretta. Perché credo che la cosa fondamentale che mi ha insegnato l’università sia quanto credi nel tuo obiettivo e in te stesso e quanto sei pronto a volerti battere per voler diventare migliore ogni giorno.

Anche se non sono tutti trenta.

(2) Commenti

  1. […] piace raccontarvi di benessere e cose varie che potrei definire lifestyle ma sono ben contenta di mettermi il camice e raccontarvi qualcosa di più di ciò che compete il mio campo di […]

  2. […] centimetro. Quasi riuscivo a immaginare il processo fisiologico della respirazione. Sicuramente, complici gli esami all’università di quel periodo, chiudevo gli occhi e sognavo lo scambio di ossigeno negli alveoli, la comunicazione tra i neuroni e […]

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