PENSIERI E PAROLE ♡

Storia d’amore al banco della farmacia

STORIA DI UNA FARMACISTA AL BANCO

PREMESSA: questo racconto è tratto da una storia vera. I nomi sono frutto della mia fantasia.

“Serviamo il numero 47 allo sportello 5”

“Buongiorno”

“Buongiorno dottoressa”

“Mi dica”

“Beh, vede è una situazione particolare, mi servirebbero i miei farmaci, per la pressione e per il cuore. Non ricordo il nome perché se ne occupa mia moglie ma vede… sono andato via di casa ieri sera.”

“Oh caspita, mi spiace. Si ricorda che farmaci prende?”

“No, ecco. Io sono andato via di casa perché mia moglie non mi capisce più. Siamo sposati da cinquantadue anni!!! Sa, siamo nonni e bisnonni noi e, tra nipoti e pronipoti, ci siamo fatti in quattro. La macchina al più grande, il motorino al più piccolo. Porta uno a calcio, l’altro a nuoto. Lo sa che ho comprato una palazzina per loro? Si, erano quattro appartamenti, uno per mia figlia più tre, uno per ogni mio nipote. E lo sa cosa hanno fatto quando l’ho comprata?”

“Si sono lamentati perché non avevo diviso esattamente gli appartamenti e uno era più grande dell’altro. ma dico io.. le pare?!”

Gianfranco (nome di fantasia) è un uomo ben curato, rasato e profumato. Indossa una felpa sportiva arancione fluo e una giacca a vento. Ha circa 65 anni e cerca disperatamente nei miei occhi una confidente per il suo sfogo.

Affranto, desolato, incerto sul futuro ma totalmente innamorato della moglie: Regina.

“Mi scusi se mi permetto ma dove ha dormito questa notte?”

“Ho preso il mio camper, io e mia moglie abbiamo viaggiato tutta l’Italia e la Francia e la Svizzera. Fino a qualche anno fa passavamo l’estate viaggiando, dormendo qua e là poi per un motivo o per l’altro non ha più voluto viaggiare con me. l’ho portata ovunque. Comprendo adesso perché i matrimoni falliscono. Una ingrata ecco cosa è. Per i nipoti è sempre presente, dolce e disponibile. Tratta me come un fantoccio, mi risponde male anche davanti alla famiglia. E glielo detto sa? Le ho detto che se avesse continuato sarei andato via di casa. E lei? Non smette anzi.. mi indica la porta e mi sfida. Allora questa volta l’ho fatto davvero.”

Si guarda qua e là.. fa qualche passetto avanti e indietro intorno al banco. Scuote la testa in continuazione e si passa le mani sulla nuca ormai calva di tanto in tanto. Lo ascolto con attenzione, sento il suo dispiacere la sua delusione e mi sembra di provarla, quella tristezza.

Sentirsi all’angolo. Sentire di aver fallito come essere umano. Sento il dispiacere che prova per aver fatto il possibile e anche di più per tutti e aver messo se stesso al secondo posto per una vita intera. Non riscuote il trofeo che meritava e capisco che avrebbe bisogno solo di una parola dolce dalla moglie, un bacio, una carezza.

Immagino Gianfranco durante le cene in famiglia, all’angolo del tavolo. Sempre accondiscendente, sempre disponibile. La moglie è diventata una segretaria personale ed e lei a stabilire in che modo si può rendere utile per i capricci e le necessità dei nipoti. Lo immagino dire sempre di si e riorganizzarsi per non deludere nessuno.

Ascolto i dettagli della sua storia, una come molte ma con la differenza che lui è lì, di fronte a me, alla ricerca di aiuto e con una mano protesa verso la mia figura.

Mi racconta dei viaggi, delle persone che hanno incontrato, le cene tra amici e la situazione grave della figlia vittima di percosse da parte del marito. Le notti in ospedale, le minacce e la protezione verso i nipoti. La tristezza della vendita della prima casa, i sacrifici per far vivere tutti vicini e la delusione quando uno di loro se ne va.

Mi racconta del suo nipote preferito, il più piccolo, che ha sgridato perché porta a casa ogni mese una ragazza nuova e così ha avuto un’ ennesima lite con la moglie per le parole troppo dure che ha usato. Lo strazio di un uomo al bivio tra l’amare un po’ di più se stesso o perdonare la moglie e inghiottire, ancora una volta, un boccone amaro.

Non posso dargli le medicine di cui ha bisogno perché non conosco la sua diagnosi (e nemmeno lui) però posso ascoltarlo e consigliargli di tornare a casa, proporre alla sua Regina di passare il pomeriggio da soli, chiusi in casa a sfogliare vecchi album di fotografie, cucinare e abbracciarsi.

Accetta il consiglio, ringrazia di cuore e con la testa bassa e le mani in tasca va via.

Quello che rimane a me invece sono una serie di domande a cui non posso dare una risposta.

Se Gianfranco e Regina, dopo una vita insieme, un matrimonio e una grande famiglia, sono arrivati a questo punto, mi chiedo se l’amore basti per far funzionare tutto.

E ancora, mi chiedo se sarà inevitabile, ad un certo punto, accettare l’altro anche se questo significa in parte sacrificare se stessi. Oppure sarebbe meglio fare lotta dura e difenderSI con tutte le forze senza scendere a compromessi?

Di una cosa però rimango convinta, tanti problemi, non quelli grandi intendo, ma quelli stupidi, quotidiani e leggeri, ecco tanti di quei “drammi” possono essere curati con una medicina soltanto.