PILLOLE DI LIBRI

#Pilloledilibri Woman Power 2.0

IL VENTUNO A PRIMAVERA

Sono nata il ventuno a primavera

ma non sapevo che nascere folle,

aprire le zolle

potesse scatenar tempesta.

Così Proserpina lieve

vede piovere sulle erbe,

sui grossi frumenti gentili

e piange sempre la sera.

Forse è la sua preghiera

Come promesso oggi, continuiamo con i racconti di donne, scrittrici che sono state un simbolo per la società e nel caso di oggi, per l’Italia. (Qui trovate il primo #Pilloledilibri Woman Power dedicato a FRIDA KHALO)

Il ventuno Marzo del 1931, in Viale Papiniano a Milano, nasceva Alda Merini. Quest’anno avrebbe compiuto novant’anni.

Quello che mi piace imparare con voi è l’approfondimento di persone meravigliose e donne da ammirare così come lo è stata lei.

Devo confidarvi che, avendo frequentato una scuola superiore a indirizzo chimico, molti scrittori e poeti anche moderni non li ho “ incontrati” nei miei anni di studio.

Forse anche per questo, la curiosità di scoprire e conoscere i personaggi che hanno costruito il nostro presente, in qualsiasi campo, mi affascina e ogni scusa è buona per comprare un libro.

Così ho “conosciuto” Alda Merini. Passeggiando per Milano, non si può non finire sui navigli e non leggere la targa sul ponte a lei dedicato. ( Se cliccate qui potete trovare la mia storia d’amore con questa città)

Il passo è breve tra l’accensione di una lampadina nel mio cervello ed entrare nel Libraccio poco più in là. Ed ecco che la poetessa dei navigli non mi è più così sconosciuta.

Vi lascio qualcosa della sua storia che mi ha colpito.

La madre, una bellissima donna, viveva semplicemente e non aveva voluto studiare. Il padre, assicuratore, invece l’aveva obbligata a frequentare una scuola per sole signorine. Scappata dai bombardamenti di Milano nel 1943, torna a Milano con la famiglia alla fine della guerra.

Durante l’adolescenza, la sua prosperosità la fa soffrire tanto da smettere di mangiare e cadere in anoressia che le procura anche l’esaurimento nervoso.

“ero una ragazza come tutte, un’adolescente che voleva piacere ma ero piuttosto massiccia e volevo una figura gradevole. Ora non voglio più saperne del peso..”

Le venne la cecità isterica e per tre anni non ci vide. Si internò a Villa Turro, un manicomio, autonomamente e ci rimase un mese. Come si definisce lei, era una ragazza sensibile, molto delicata e molto emotiva.

Il libro che ho acquistato lo vedete nella prima foto e s’intitola “sono nata il ventuno a primavera”. Si tratta di una serie d’interviste, che le sono state fatte da Piero Manni, che, durate il 2004, si era recato a casa sua più volte e lasciava Alda chiacchierare e perdersi in monologhi. Nella sua casa, disordinata, Alda viveva come viveva la sua poesia: nell’accumulo, nell’abbondanza di oggetti e ricordi ma con innocenza e gentilezza.

Anche per i più pigri (cui penso sempre perché in fondo chi non lo è?!)  c’è la possibilità di visitare la sua casa-Museo. È mostrata la stanza, dove la poetessa incideva le sue poesie e rimarrete sorpresi a vedere dove le scrivesse. Secondo me è però anche molto interessante chiacchierare con chi l’ha conosciuta e racconta la vita di una donna diventata storia con grande ammirazione e affetto.

Vi lascio con una sua frase celebre che condivido in toto.

 “La miglior vendetta? La felicità. Non c’è niente che faccia più impazzire la gente che vederti felice.”